Cronache dall’acquario

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Abbiamo ricevuto tramite un Fratello una vignetta del vignettista Lele Corvi, davvero carina, che esprime limpidamente un certo   modo di pensare, ispirata al momento socio-sanitario attuale, e che dichiaratamente prende posizione – anche politica – a favore del “buon senso”, della normalità, della mentalità corrente e dominante.

Ai fini di queste considerazioni, non ha importanza quale sia il comportamento giusto o sbagliato, eticamente doveroso o clamorosamente antisociale, stupidamente individualista piuttosto che ottusamente conformista: è una questione intellettuale e di visione del mondo, che riguarda la costruzione del proprio pensiero.

Ci sono poche battute, molto sintetiche ed espressive che meritano di venir analizzate.                 Il titolo, anzitutto: ‘Cronache dall’acquario della convivenza civile’, centratissimo, e che forse va oltre le intenzioni dell’autore. Poi, due pesci rossi guardano un loro compagno – saltato fuori dalla vaschetta – evidentemente morto per “troppo ossigeno” e, mentre uno si chiede “perché è uscito?”, l’altro non si dà una spiegazione, ma senza comprenderlo, testimonia che gridava “libertà, libertà”. Ognuno di questi piccoli elementi è una vera – forse involontaria -pennellata d’artista.

Che la convivenza civile sia un acquario piuttosto che un luogo di natura, è verissimo; resta però tutto da dimostrare che essa – nelle sue convenzioni del momento – sia davvero un valore prevalente su tutto il resto. Un mondo dalle pareti di vetro, completamente dipendente dall’esterno per la sopravvivenza, è un’immagine fedele di molti ambienti nei quali oggi vegeta l’uomo: un mondo da pesci rossi, appunto. Si parla, a torto o a ragione, della loro cortissima memoria, ma noi vorremmo pensare piuttosto alla scarsa intelligenza: di sé e del proprio stato di cattività in una finta monade, insufficiente a sé stessa.

Ne è la prova il “dialogo” tra i due pesciolini conformisti, che candidamente dichiarano di      non aver compreso nulla di quanto è avvenuto e non tentano nemmeno di trovare una spiegazione. Essi avrebbero pienamente ragione, se uno come loro, inopinatamente, non avesse percepito una diversa necessità: di essere libero e di uscire dalla bolla, dimostrando così la possibilità di un’alternativa di pensiero, oltre che – diremmo noi – l’esistenza di una vocazione.

È poi davvero notevole, che l’ottuso pesce rosso non riesca a dare un senso qualsiasi alla parola libertà, che resta sospesa nel suo significato, come tutte quelle che hanno bisogno          di incarnarsi nell’uomo per essere presenti nel mondo. Evidentemente, passando per il conformismo dei comportamenti – specificamente richiesto – si passa al conformismo del pensiero, quale giustificazione dei comportamenti stessi.

Speriamo vivamente che noi tutti Liberi Muratori, osservando questa vignetta, simpatizziamo mestamente per il pesciolino che grida “libertà, libertà” e che il suo triste destino non ci faccia pavidamente pensare che, tutto sommato, una vita da pesci rossi sia preferibile rispetto al seguire la propria vocazione, prendendosi i relativi rischi.

Spesso la massoneria cita il Risorgimento, gli ideali che lo hanno animato e gli uomini che lo hanno testimoniato, in buona misura massoni essi stessi; sarebbe davvero un esperimento interessante osservare le loro reazioni davanti a questa semplice, emblematica vignetta, ma dubitiamo che corrisponderebbero a quelle attualmente prevalenti.

La libertà identitaria e politica era in quell’epoca – e per oltre un secolo – meritevole dei più alti sacrifici, mentre oggi non viene quasi percepita e addirittura assume dei tratti negativi:   un cambiamento che non possiamo ignorare; un distacco nel sentire e nell’agire che non legittima più la banale pretesa di una vera continuità ideale. Questo vale per la società civile e l’opinione prevalente, ma se riguardasse anche gli uomini dell’Istituzione, dovremmo riflettere attentamente.

Il bisogno della libertà è insopprimibile in chi ne colga il valore, mentre per tutti gli altri                             è totalmente incomprensibile, addirittura spaventoso, come l’affacciarsi su un abisso. Ugualmente, il solo pronunciare la parola libertà, turba le certezze di tiranni, tirannelli e profittatori, che ci spiegheranno sempre, paternalisticamente, che è pericolosa e che ne abbiamo fin troppa.

Evidentemente, l’acquario non è l’unico luogo in cui sia possibile la vita; il difficile sta nel       trovare il modo per passare da esso ad un ambiente diverso e migliore. Tuttavia, a costo di annegare, l’iniziato dovrebbe desiderare di nuotare nel più vasto mare, non di annaspare felice in una pozzanghera.

(E.B.)

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